sabato 6 aprile 2024

Borghi d'Europa e la collaborazione informativa con il Parlamento Europeo – Cadeo (Emilia Romagna, rete BELC)



In occasione delle Elezioni europee di giugno 2024, Borghi d'Europa e Parlamento Europeo hanno deciso di riavviare il progetto di collaborazione informativa, per promuovere la partecipazione dei cittadini dei Borghi Europei all'evento elettorale e dare una solidità internazionale alla rinnovata scelta dei 40 Borghi per il prossimo quinquennio. Borghi d'Europa sceglierà un numero cospicuo di borghi dalla rete BELC - Rete europea di consiglieri regionali e locali.

Elezioni europee

6-9 giugno 2024 Perché è importante votare

Tra il 6 e il 9 giugno 2024 milioni di europei parteciperanno a plasmare il futuro della democrazia europea in occasione delle elezioni europee.



Si tratta di un momento unico in cui tutti noi possiamo decidere collettivamente sul futuro dell'Unione europea. Votare è sempre importante, a livello locale, nazionale o europeo. È un'ottima opportunità per esprimere la tua opinione sui temi che ti stanno a cuore.



Usa il tuo voto per contribuire a cambiare il mondo in cui vivi

È facile dimenticare quante persone sono interessate dall'esito delle elezioni europee. Il Parlamento europeo adotta leggi che riguardano tutti: grandi paesi e piccole comunità, società potenti e giovani start-up, la sfera globale e quella locale.



La legislazione dell'UE affronta la maggior parte delle priorità delle persone: l'ambiente, la sicurezza, la migrazione, le politiche sociali, i diritti dei consumatori, l'economia, lo Stato di diritto e molte altre ancora. Oggi ogni tema di spicco a livello nazionale presenta anche una prospettiva europea.



Il tuo voto deciderà quali deputati al Parlamento europeo ti rappresenteranno nell'elaborazione delle nuove leggi e influenzeranno l'elezione della Commissione europea. Queste decisioni plasmeranno la tua vita quotidiana e quella di molti altri.



Usa il tuo voto per affrontare le sfide globali che ci circondano

In un mondo sempre più complesso, instabile e interconnesso, l'Unione europea si occupa di sfide globali che nessun paese dell'UE può affrontare con successo da solo. Affrontare le numerose sfide che ci troviamo davanti non è un compito semplice, e votare è il modo in cui puoi influire sulla direzione da seguire.



Usa il tuo voto per sostenere la democrazia

La democrazia non dovrebbe mai essere data per scontata. È un traguardo collettivo e una responsabilità collettiva in cui tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere.



La democrazia inizia con le persone: siamo noi che diamo inizio al processo votando alle elezioni europee e le decisioni adottate in quel contesto influiranno sulla nostra vita. Se non partecipiamo, non abbiamo la possibilità di plasmare il futuro; ma al di là di questo, la democrazia parlamentare europea perde la sua forza e i suoi valori perdono significato.

Quante più persone votano, tanto più forte sarà la democrazia.





I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito nella rete internazionale dei Borghi

Cadeo.


Cadeo (IPA: [kaˈdeo], La Cadé o Cadé in dialetto piacentino) è un comune italiano sparso di 6 009 abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna. La sede comunale è situata nella frazione Roveleto (Ruvlé).

Situato lungo la Via Emilia Parmense, Cadeo, dista circa 15 km dal capoluogo di provincia Piacenza, 20 km dalla città di Fidenza, in provincia di Parma, e circa 25 km dalla città lombarda di Cremona.


Insieme ad Alseno, ha fatto parte dell'Unione dei Comuni della via Emilia Piacentina fino al suo scioglimento avvenuto il 1º gennaio 2021,


La storia



Si hanno notizie su Cadeo a partire dal 1112 quando viene aperto un Hospitale dedicato ai pellegrini in cammino verso Roma da un devoto chiamato Ghisulfo o Gandolfo.

In molte cronache del Trecento e del Quattrocento compare la menzione del castello di Cadeo, nel quale nel 1309 1 300 soldati ghibellini provenienti da Parma si radunarono contro la famiglia guelfa Da Fontana. A causa di questo episodio Alberto Scoto distrusse il castello nel corso dell'anno successivo.



Il castello

Nel 1322 Galeazzo Visconti fa distruggere il paese, a causa dell'inimicizia con il priore di Cadeo Ribaldo del Cario, che però riesce a scampare all'attacco. Cadeo viene nuovamente distrutto nel 1336, ancora dai Visconti e nel 1353 da truppe cremonesi. Un'ultima devastazione, nel 1449 fu portata ad opera da Alberto Sanvitale.


Nel 1442 le rendite dell'ospedale vengono assegnate al Cardinale Castiglione, per opera del Papa. Cinque anni più tardi passa ai Canonici lateranensi di Sant'Agostino. Sul finire del settecento l'hospitale diventa di proprietà dell'Opera Pia Alberoni.


Il 2 gennaio 1809 la diocesi di Pavia rinuncia alle parrocchie piacentine della pieve di Fontana Fredda e Roveleto di Cadeo e della pieve di val Nure che passarono quindi alla diocesi di Piacenza.


Con la creazione dei comuni seguita alle riforme di Napoleone Cadeo viene inizialmente incluso nel comune di Carpaneto Piacentino, prima di diventare comune autonomo nel giugno del 1820. La sede del comune è inizialmente ospitata in un palazzo davanti alla chiesa di San Pietro, poi, a partire dal 1931, viene trasferita nella frazione di Roveleto, che negli anni precedenti aveva aumentato considerevolmente le proprie dimensioni a seguito dello sviluppo di un piano di ampliamento per volontà dell'allora sindaco Castellari, in un edificio posto davanti al Santuario della Beata Vergine

giovedì 7 marzo 2024

Borghi d'Europa e la collaborazione informativa con il Parlamento Europeo - Calimera, borgo della Grecia Salentina, nella rete internazionale dal 2007


In occasione delle elezioni europee 2024 (così come era avvenuto nel 2019), la rete di informazione Borghi d'Europa rinnova infatti la selezione dei Territori da inserire nei progetti del prossimo quinquennio.

In collaborazione con il Parlamento Europeo e la sua community insieme-per.eu Borghi d'Europa accompagna le azioni delle istituzioni europee affiancandole nel sollecitare la partecipazione dei cittadini dei Borghi alla consultazione europea.

insieme-per.eu è una comunità di persone che credono nella democrazia e che vogliono darle un significato reale con l'avvicinarsi delle prossime elezioni europee. Mette in contatto persone provenienti da tutta Europa perché possano incontrarsi, condividere conoscenze e acquisire nuove competenze, incoraggiando nel contempo altre persone a votare nel 2024.


Calimera (buongiorno, in greco) è un comune della Grecia Salentina, nell'area mediana del Salento, compresa tra Gallipoli ed Otranto, dove lingua, storia, tradizioni, musica, gastronomia hanno l'impronta greca. La presenza di un ospizio, nella corte analoga, di una locanda, di un ospedale, annesso alla chiesa di Sant'Antonio, tutti luoghi di sosta e ristoro d’origine religiosa o laica, ci fanno capire che siamo in presenza di un casale aperto medievale. Sorta lungo la viabilità messapica e poi romana (vi era situata la XII stazione di posta) che collegava Lecce ad Otranto, Calimera mostra, a chi voglia visitarla, segni interessanti.


Seguendo un criterio cronologico, incontriamo, poco lontano dal paese, il Dolmen Placa in contrada San Biagio e la Specchia dei Mori (Segla u demonìu in griko, il dialetto greco) verso Martano. Nell’area una volta al limite di un esteso bosco di lecci, fonte di sostentamento per gran parte degli abitanti, soprattutto craunari (carbonai), incontriamo la chiesetta semiipogea di San Biagio con un affresco settecentesco. È probabilmente una sovrapposizione recente, in un insediamento che risale al Mille, al centro di un'area archeologica che mostra frequentazioni dal II al XV secolo d.C.. In un'altra chiesetta nei pressi, dedicata a San Vito, al centro della navata è infisso un masso forato, sopravvivenza di un rito pagano, propiziatorio della fertilità: della terra, delle madri, delle piante, degli animali. È un rito che, con le stesse modalità, si svolgeva a Bologna dov'è l'attuale chiesa di S.Stefano, a Seres (Macedonia), a Cefalonia, a Tokio e presso parecchie civiltà precristiane. Nella campagna s’incontrano molti furni o pagghiari, caratteristiche costruzioni a secco troncoconiche e troncopiramidali, ed i resti di un insediamento medievale (tombe, fosse frumentarie, grotte, tracciati viarii).


Nel paese sono tipiche le case a corte, presenti nell'area del Mediterraneo, soprattutto in Grecia. Segni della tipologia edilizia "a corte" si trovano a Creta, già negli insediamenti della civiltà minoica. Erano le costruzioni povere, tipiche della civiltà contadina, risultato dell’evoluzione della capanna con cortile antistante. Tale tipologia è frequente in tutta l'area del Mediterraneo, perché determinata da analoghe condizioni climatiche, che consentono di spostare all'aperto parte di lavori che in altre aree devono svolgersi al chiuso: la molitura del grano, il lavaggio dei panni, la preparazione per l'inverno dei prodotti agricoli, ecc. L'unico vano coperto è insieme stanza da letto e da pranzo, oltre che sede di svolgimento di alcuni lavori domestici (tessitura al telaio, cucina, ecc.). Con il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, che da braccianti passano ad essere piccoli proprietari, la casa a corte elementare si arricchisce di un vano carraio coperto, di collegamento tra la strada e la casa, detto samportu o sampuertu. In questo vano erano ricoverati il cavallo ed il traino, era depositata la paglia e gli attrezzi da lavoro. Col passare del tempo, nel cortile, in greco avlì, è edificata un'altra stanza: la casa del primogenito. Si giunge così alle corti plurifamiliari. Ultima variazione, rispetto all'architettura povera originale, è la realizzazione di decorazioni in pietra leccese: l'esplosione dei motivi barocchi in portali, mensole, balconi e mignani, dona alle case a corte caratteristiche che le differenziano ormai considerevolmente dalle capanne con cortile antistante da cui traggono origine.


Il frantoio ipogeo Rescio è l'ultimo dei frantoi sotterranei che scandivano il percorso del centro antico. Presso la Bilblioteca Comunale, l'architrave proveniente dalla chiesetta di rito greco, dedicata alla Madonna di Leuca, testimonia la grecità di Calimera. In un affresco seicentesco, dedicato alla Madonna di Costantinopoli, si nota la convivenza del rito latino e del rito greco, nella foggia dei vestiti di due vescovi effigiati, S. Eligio (occidentale) e S. Elia (orientale), probabile Santo Patrono prima dell'attuale, San Brizio, vescovo di Tours ed allievo di San Martino.


Rapporti culturali con la vicina Grecia sono stati avviati già dal secolo scorso, per merito di uno studioso locale, Vito Domenico Palumbo, insegnante poliglotta e ricercatore attento di lingua, usi, tradizioni locali, oltre che Autore egli stesso di tanti racconti e componimenti poetici, in griko, in neogreco, italiano, francese e tedesco. Sulla scia dell'insigne studioso, tanti ellenisti, nel '900, hanno dato vigore agli scambi culturali ed alla ricerca linguistica. Anche oggi, sono numerosi i momenti d'incontro con l'altra sponda dell'Adriatico. La partecipazione di comuni ed associazioni culturali della Grecia Salentina alla Fiera Nazionale di Jannina, nell'Epiro, conferenze nelle Università greche, concerti di musica popolare, pubblicazioni nelle due lingue (anzi tre, con il griko), visite di studio, tornano a cementare rapporti mai interrotti. Artefici della ripresa degli scambi, sono associazioni e singoli studiosi incoraggiati e sostenuti, nei limiti del possibile, dall'Amministrazione comunale. C'è da dire che, a differenza di altre minoranze presenti in Italia, la minoranza grecofona del Salento non ha mai dato alla sua attività caratteristiche rivendicazionistiche, perché la cultura greca, che ha impregnato il Salento soprattutto nel periodo bizantino, ha avuto qui una sua evoluzione originale, ormai del tutto autonoma dalla Grecia, con cui si hanno rapporti esclusivamente culturali, senza rivendicazioni nostalgiche di alcun tipo. Simbolo degli scambi culturali con la Grecia, è la stele in marmo attico del IV sec. a. C., donata dal Comune di Atene a Calimera nel 1960, a seguito del riallacciarsi dei rapporti culturali che, nel solco dell'antica tradizione, erano stati ripresi dal sindaco dell'epoca, Giannino Aprile. E' una stele funeraria che raffigura la morte di una giovane donna, Patroclia ed è ospitata in un'edicola che reca l'epigrafe "Zeni esù en ise ettù 's ti Kalimera" (Straniera tu non sei qui a Calimera). Di notevole valore artistico è la cappella del Crocifisso, affrescata, restaurata recentemente, che custodisce al suo interno un prezioso Crocifisso ligneo medievale attribuito a P. Buffelli.


La visita a Calimera si può concludere presso il Museo Civico di Storia Naturale che, riorganizzato da pochi mesi, ospita collezioni di fossili, farfalle. Presso il museo, è attivo un centro di recupero della fauna selvatica in difficoltà che, una volta curata, viene reintrodotta nel suo ambiente naturale.



sabato 17 febbraio 2024

Saint-Rhemy-en-Bosses (Valle d'Aosta)- Borghi d'Europa e la collaborazione con il Parlamento Europeo




Saint-Rhémy-en-Bosses (Sèn Rémi eun Boursa in patois valdostano; San Remigio durante il fascismo dal 1939 al 1946; Saint-Rhémy fino al 1991) è un comune italiano sparso di 328 abitanti dell'alta valle del Gran San Bernardo, in Valle d'Aosta nordoccidentale.


Monumenti e Luoghi di interesse :

La settecentesca chiesa di San Lorenzo, nella frazione di Saint-Rhémy

L'ottocentesca chiesa di Saint-Léonard, nell'omonima frazione (capoluogo)

Accanto alla Chiesa di Saint-Léonard sorge il Castello di Bosses, castello di tipo monoblocco del XIV-XV secolo.

In località Les Maisons, si trova la casaforte di Chevillien o Chez-Vuillien, che ben conserva una torre cilindrica e una caditoia sul lato est.

Degno di nota l'antico lavatoio in pietra, con lo stemma dei conti Savin de Bosses.


A Saint-Rhémy viene organizzato "Percorso in rosso", ogni anno il 13 agosto. Un itinerario eno-gastronomico con il Vallée d'Aoste Jambon de Bosses Dop e tanti altri prodotti di eccellenza del territorio (Motzetta, Jambon de Saint-Oyen, vini di montagna, birre artigianali).

A Saint-Léonard tutti gli anni il 29 dicembre e il 4 gennaio si tengono due serate di degustazione del Vallée d'Aoste Jambon de Bosses Dop: "Il re è Crudo!" con anche assaggi di prodotti rari del territorio.

Il Vallée d'Aoste Jambon de Bosses DOP è un prosciutto artigianale prodotto in quantità limitata ed esclusivamente nel territorio di Saint-Rhémy-en-Bosses secondo tradizioni tramandate nei secoli. La sua produzione è regolamentata da un rigoroso disciplinare depositato presso la Comunità Europea che nel 1996 gli ha riconosciuto la DOP. A tutela del prodotto e dei produttori di questo prodotto unico, nel 2008 è stato costituito il Comitato per la Promozione e la Valorizzazione del Vallée d'Aoste Jambon de Bosses DOP.


Il borgo di Saint-Rhémy e le iniziative di Borghi d'Europa e del Patlamento Europeo


Nel 2019 Borghi d’Europa aveva deciso così di legare la campagna d’informazione all’invito ai cittadini di partecipare al voto di maggio.

L’adesione alle iniziative di Stavoltavoto.eu ( in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano), si saldava così al progetto del 2018, per valorizzare e far conoscere il patrimonio culturale dei borghi.

In occasione delle elezioni europee 2024 (così come era avvenuto nel 2019), la rete di informazione Borghi d'Europa rinnova la selezione dei Territori da inserire nei progetti del prossimo quinquennio.

In collaborazione con il Parlamento Europeo e la sua community insieme-per.eu Borghi d'Europa accompagna le azioni delle istituzioni europee affiancandole nel sollecitare la partecipazione dei cittadini dei Borghi alla consultazione europea.


insieme-per.eu è una comunità di persone che credono nella democrazia e che vogliono darle un significato reale con l'avvicinarsi delle prossime elezioni europee. Mette in contatto persone provenienti da tutta Europa perché possano incontrarsi, condividere conoscenze e acquisire nuove competenze, incoraggiando nel contempo altre persone a votare nel 2024.

martedì 12 dicembre 2023

ITINERARI E SAPORI: ALCUNI PERCORSI ROMANICI NELLA LANGA DEL BAROLO

 




Si sono già spese moltissime parole sulla Langa (in particolare nella zona del Barolo Docg), sulla bellezza dei suoi paesaggi e sulla bontà dei suoi vini e dei suoi piatti. Molti enonauti hanno anche visitato Barolo, si sono soffermati sul Belvedere di La Morra, sono saliti fino a Monforte d’Alba.

Ma per viverla da un punto di vista diverso e artistico, in cui si andranno a scoprire realtà uniche, nelle quali potersi immergere in un contesto medievale davvero ben conservato, occorre
spostarsi di qualche chilometro verso lìAlta Langa.
Parliamo di quell’angolo di mondo al confine tra Piemonte e Liguria, più selvatico e più
autentico.
C’è infatti una strada che la gente di Langa ha sempre seguito per andare al mare
(evitando così il traffico dell’autostrada Torino-Savona che passa per queste
impervie vallate), cominciando da Cortemilia: qui si trova la Pieve di Santa
Maria, uno dei più significativi edifici dell’Alta Langa, il cui stile architettonico romanico colpisce per la compiuta bellezza.

Si prosegue per Bergolo: un paese delizioso a 650 m slm, il cui cimitero, posto sulla sommità di un’altura, comprende la Cappella di San Sebastiano, dalle forme architettoniche romaniche sobrie ed essenziali, dove risalta la qualità della pietra locale.

E’ uno degli edifici più significativi di tutte le Langhe. Con una popolazione di circa 80 abitanti,
Bergolo è il più piccolo comune delle Langhe e uno dei meno popolosi d’Italia.

E’ conosciuto come il “paese di pietra”, in virtù dell’uso della pietra arenaria a vista nella quasi totalità delle abitazioni.
A Prunetto, sullo sperone della collina, in dialetto locale “sul bric”, sorgono due gioielli architettonici: il Santuario della Madonna del Carmine, che conserva al suo interno un ciclo di affreschi del XIV – XV secolo e l’imponente castello, fatto innalzare dalla Famiglia Nobile dei Del Carretto.
E poi altri piccoli e suggestivi borghi come Gorzegno, Monesilio, Gottasecca…il romanico è parte del Dna della cultura e della tradizione di Langa, come le preziose bottiglie di
Barolo.

Bottiglie che si possono assaggiare assieme a dei prelibati piatti locali  al termine del giro in questi stupendi luoghi a La Morra, presso la Cantina Agricola Marrone, realtà consolidata della zona che vinifica le proprie uve (specialmente il Nebbiolo) con passione, competenza ed innovazione.

In alto i calici!

venerdì 1 dicembre 2023

Eurosostenibilità – Laura Panizutti a Milano, alla Hosteria Sauris & Borc de Bria

 



"UN PEZZETTO DI FRIULI A MILANO. Un' Hosteria dai vecchi tempi, accogliente e con un'atmosfera familiare. Un locale rustico con mattoni a vista, mobili di arte povera e tanti oggetti che nascondono ognuno la sua storia. La nostra cucina?...Semplice e casalinga...Che si sente dall'entrata! Creiamo i nostri piatti ispirandosi alle ricette della tradizione, ma non ci limitiamo a quelle....usiamo i prodotti tradizionali per realizzare nuove pietanze ed esperienze. Il nostro menù e compatto e cambia continuamente seguendo la stagionalità dei prodotti e la nostra fantasia..."


Così Cristina e Mirco presentano l'Hosteria Sauris & Borc da Bria, in quel di Milano.

Ed è proprio in questo contesto che Borghi d'Europa ha deciso di incontrare i giornalisti della stampa nazionale, per raccontare il programma e le iniziative del progetto L'Europa delle scienze e della cultura 2024.


Ma, saggiamente, i giornalisti di Borghi d'Europa, hanno lasciato ai protagonisti dei progetti voce e parola.

 


Laura Panizutti, consulente finanziaria e immobiliare di Conegliano, ha così raccontato il proprio impegno per realizzare le campagne di informazione di Eurosostenibilità, che la vedono partecipare ai progetti sia nell'area della finanza etica e sostenibile che in quella della filiera agroalimentare.


Sono trascorsi ormai due anni da quando Borghi d’Europa, grazie al Patrocinio di ESOF2020,Trieste Capitale europea della scienza, organizzò al Porto Vecchio di Trieste un incontro di informazione sui temi della sostenibilità. Da quel primo approccio è nato il progetto Eurosostenibilità, coordinato da Gianluigi Pagano, giornalista e scrittore di Bologna, direttore della rivista ND (Natura Docet) di Milano. Si è così snodato un itinerario di conoscenza, volto a scoprire la sostenibilità nelle diverse filiere produttive.


“La partnership a Milano-osserva Laura Panizutti-, mi è sembrata particolarmente azzeccata : Milano, capitale dell'economia e della finanza e Vetrina del Gusto, del buon e bello vivere, ha fornito una occasione unica per confrontarsi con la stampa nazionale.”




E poi, l'incontro a convivio.

“Ambiente rilassato e piacevole ricavato in una classica casa "vecchia Milano", la cucina, come dice il nome, è orientata ai piatti della tradizione friulana con un'attenzione particolare alla zona di Sauris. I piatti, anche i più sostanziosi, non sono mai pesanti o sbilanciati. Ottimi, ovviamente, i salumi ed i formaggi. Interessante la lista dei vini e, per una volta, anche quella delle birre con proposte originali del territorio di riferimento. Personale giovane e simpatico, è facile sentirsi a proprio agio.”


sabato 28 ottobre 2023

Aquositas - La presentazione del Percorso Aquositas alla Osteria Manareta a Candelù – Il racconto di Laura Panizutti

 

L’Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto è nata nel

2007 dalla collaborazione fra La Rotta dei Fenici, Itinerario Culturale del

Consiglio d'Europa, e la Rete di Informazione L'Italia del Gusto, con lo scopo

di valorizzare e promuovere la conoscenza, lo sviluppo e la diffusione delle

culture locali in tutte le loro espressioni.

Il progetto intendeva unire e collegare borghi e territori europei poco

conosciuti e valorizzati, per creare una rete di scambi culturali e istituzionali

di ampio respiro.

In particolare, mirava alla salvaguardia di quelle terre di cui normalmente

non si parla nelle pagine dei giornali, dei territori e dei borghi meno conosciuti

in Italia e in Europa. Il progetto è finalizzato ad ‘informare chi informa’ e prevede

l’intervento di delegazioni di giornalisti e comunicatori nei territori della rete.

Borghi d'Europa promuove un circuito nazionale di borghi e territori

(Aquositas,Le Vie d’Acqua), profondamente segnati nella storia e nell’ambiente

dalla presenza di un elemento comune: l’acqua.

Il circuito organizza e promuove dei percorsi internazionali d’informazione

per mettere a confronto idee, iniziative, progetti,capaci di seguire il filo logico

della valorizzazione rispettosa degli equilibri sociali, culturali ed ambientali dei

territori di riferimento.

I territori scelti : Borghi di lago : Carinzia (Austria) ,Verbano (Piemonte),Canton Ticino ;

i borghi di mare : Riviera Romagnola (Comacchio), Istria slovena (Isola),

Istria croata (Cittanova), Fossacesia (Chieti-Abruzzo), la Laguna di Marano (Friuli

Venezia Giulia) ;

i borghi di fiume : la Piave (Veneto), Il Natisone (Valli del Natisone),

il Canton Ticino e la Valposchiavo, il Fiume Stella (Friuli Venezia Giulia), Sillian

(Ost Tirol, fiume Drava), il Delta del Po (Argenta).


Laura Panizutti,Consulente Finanziaria e Patrimoniale di Conegliano, partecipa alle iniziative quale partner d'informazione fin da primi anni del progetto.

La presentazione del Percorso Aquositas avviene alla Osteria Manareta, a Candelù (Maserada sul Piave).




Guido Facchin, in un bel libro di storia locale, ricorda la figura di Giuseppe Voltarel detto ‘manareta’ (piccola manera,ovvero piccola ascia), nato a Candelù nel 1892. “Dopo la caduta

di Caporetto del 24 ottobre 1917 e la ritirata sulla linea del Piave e del Grappa, l’esercito

resiste e respinge i tentativi di superare il fiume.Voltarel, con l'8° Reggimento Bersaglieri

della XXIII divisione (Gen. Fara) si trova schierato di fronte a Candelù. Lo comanda il

Colonnello Alessandro Pirzio Biroli. Il comando della VI Brigata Bersaglieri viene

alloggiato proprio nella casa di Voltarel. Biroli lo investe di una preziosa e pericolosa

missione: andare oltre le linee nemiche, osservare, ascoltare e riferire. Giuseppe è abile nei movimenti, gli viene richiesto anche di accompagnare plotoni e compagnie negli

spostamenti tattici, guida perfino Emanuele Filiberto, Duca D’Aosta comandante in capo

della III armata; entra nella leggenda dei Caimani del Piave.Nel dopoguerra apre un’osteria

con annessa rivendita alimentari, si fa una famiglia, diventa padre otto volte. “



Così quando quindici anni orsono Roberta e Michele Carisi prendono in mano i destini

della Osteria di Candelù, la chiamano ‘Manareta’, riportandone la storia anche nella

porta a vetri del locale. Osteria informale, fin nell’arredamento, sobrio ma elegante, ma fortemente simbolico. I sassi del Piave, le lampade e gli inserti in metallo che sembra arrugginito, i tavoli semplici e lineari…..

Tutto sembra rinviare ad uno spazio ‘aperto’, che continua nelle golene della Piave….

Il servizio è ispirato all’essenzialità, cortese, mai untuoso."